Le vacanze del gatto
13. luglio 2008 | di admin | Categoria: Parla con l'AGIE’ iniziata l’estate, e stiamo tutti pensando alle vacanze, compresi i nostri felini domestici.
I gatti, a qualsiasi razza appartengano, sono animali del deserto, il loro patrimonio genetico li predispone a conservare quanto più possibile le energie e l’acqua anche nelle condizioni più estreme, e il comportamento che vediamo in questi giorni di gran caldo ne è una dimostrazione: passano la maggior parte del tempo così appiattiti sul pavimento da sembrarne parte, mangiano meno e soprattutto la notte, sono in generale molto meno attivi di quanto siamo abituati a vedere.
Nonostante ciò, possiamo aiutarli a sopportare meglio la calura con alcuni piccoli accorgimenti.
I gatti a pelo lungo, soprattutto se persiani o persianoidi, e in ogni caso se anziani (oltre 6 anni) e dotati di un tipo di pelo che tende a fare nodi, dovrebbero essere tosati all’inizio dell’estate. In questo modo disperderanno meglio il calore corporeo, saranno più facilitati nelle loro quotidiane operazioni di toelettatura, non ingeriranno pelo che può procurare fastidiose gastriti e fecalomi, e la pelle, pulita e asciutta, sarà più resistente alle spore fungine, più aggressive in questo clima caldo-umido.
Anche il cibo deve essere ricalibrato, dando la preferenza al cibo umido, da servire però solo dopo il tramonto, in piccole porzioni da integrare solo dopo il completo consumo per evitarne l’ossidazione. Le crocchette possono sempre essere lasciate a disposizione, per gli spuntini durante la giornata, preferendo i tipi light per i gatti più anziani e sedentari, accompagnate da abbondante acqua, rinnovata di frequente. Un trucco per spingere a bere i gatti, che sono molto parsimoniosi nella loro assunzione di acqua, è di aggiungere nella ciotola 1 o 2 gocce di tintura madre di valeriana, pianta il cui profumo, simile a quello dell’erba gatta, li attrae inesorabilmente.
Si potrebbe continuare con questa tranquilla routine fino alla fine dell’estate, se non fosse che a un certo punto viene il momento delle vacanze vere e proprie, l’ansia di chiudere casa e andare da qualche altra parte, per un periodo più o meno lungo. E il gatto?
Ci sono tre opzioni: lasciarlo a casa, portarlo con noi oppure lasciarlo presso una pensione. Ciascuna ha i suoi pro e i suoi contro, anche se conoscendo bene i gatti, la prima è sicuramente quella che, con alcuni accorgimenti, farà loro più piacere, a meno che non andiate in vacanza in una casa di vostra proprietà, situazione nella quale, una volta superato il viaggio, per il gatto sarà esattamente come stare a casa propria.
I gatti sono animali estremamente abitudinari, vivono in un mondo di odori il cui ritrovamento su tracciati familiari, giorno dopo giorno, ha un effetto simile a quello delle endorfine, tranquillizzandoli e rassicurandoli. La disponibilità di un familiare, o di un cat sitter esperto, che conosca bene le abitudini del gatto e che il gatto conosca e apprezzi, disponibile ad andare a trovare il micio ogni giorno, provvedendo alle sue necessita fisiologiche ma disponibile anche a un po’ di coccole e gioco, farà si che il gatto superi la vostra assenza senza troppi drammi. Ovviamente al ritorno il broncio è garantito, ma fa parte del gioco.
Oggi è più facile decidere di portare con sé in vacanza il proprio gatto, dato che è diventato abbastanza facile trovare alberghi e strutture attrezzate che accettano i gatti, però è necessario prevedere alcuni problemi e provvedere alla loro soluzione.
Innanzi tutto prima di decidere se portare il micio in vacanza è bene andare dal veterinario per un controllo generale e per la verifica delle vaccinazioni: trivalente, clamidia e leucemia felina devono essere in regola, per evitare spiacevoli sorprese.
Se la vacanza vi porterà all’estero, oppure in Sardegna, Trentino o Valle d’Aosta, sarà necessario effettuare anche la vaccinazione antirabbica.
I gatti in generale (ci sono eccezioni) non amano viaggiare, anche se in realtà non soffrono la macchina tanto quanto si crede. In realtà i gatti che stanno veramente male in macchina, arrivando a vomitare o ad avere episodi convulsivi, sono pochissimi, e in questi rari casi il veterinario potrà somministrare un blando sedativo. In tutte le altre situazioni si può più correttamente parlare di sindrome da lesa maestà, dovuta all’inconcepibile cambiamento nelle abitudini costituito dal viaggio. Alcuni gatti esprimeranno la loro disapprovazione nei primi chilometri, miagolando o addirittura facendosi pipì addosso, per poi dormire per il resto del tragitto, altri invece vi ricorderanno che ce l’hanno con voi per tutto il tempo necessario ad arrivare a destinazione, fossero anche 1.200 km come è successo a me una volta, ma in ogni caso conviene rassegnarsi e, una volta sicuri che la loro sistemazione è la migliore possibile, ignorarli per il resto del viaggio.
La miglior sistemazione possibile è costituita da un trasportino chiuso, di dimensioni non eccessive, col fondo ricoperto da alcuni pannoloni assorbenti, da posizionare in un punto ben areato della macchina e non in battuta di sole. Non somministrate né cibo né acqua durante il viaggio, e, se il gatto la soffre un po’ tenetelo digiuno dalla sera prima. Se non avete l’aria condizionata, fermatevi almeno ogni 3 ore e accarezzate il micio con la mano bagnata. In ogni caso non fatelo uscire dal trasportino col mezzo in movimento, oltre che essere vietato per legge è veramente pericoloso.
Se andate all’estero, oltre alle vaccinazioni di cui detto prima, è necessario che il micio abbia il microchip e il passaporto. Ogni regione ha le sue regole in materia, in Friuli funziona così: il vostro veterinario di fiducia impianta il mirochip e rilascia un certificato di impianto. Col gatto e il certificato dovrete recarvi presso il servizio veterinario dell’ASS, e lì vi verrà rilasciato il passaporto valido per l’espatrio del gatto. Se il gatto ha già il passaporto, ricordate di far vidimare dal vostro veterinario la sezione relativa alla buona salute una settimana prima di partire.
Se nessuna di queste soluzioni è praticabile, non resta che la pensione, e in regione ce ne sono di ottime. Prendetevi comunque del tempo per sceglierla, non limitatevi a una telefonata. Visitate il posto e pretendete di vedere dove e come sono tenuti i gatti, chiedete chi è il veterinario di servizio e controllate che cosa ne pensa il vostro veterinario. Dopo di che, prima di portare il micio in pensione, fatelo visitare dal vostro veterinario, regolarizzate le vaccinazioni e fatevi rilasciare un certificato di buona salute. Anche se la pensione è paragonabile a un albergo a quattro stelle, mettete in conto un broncio colossale per il vostro ritorno. I gatti, si sa, sono degli ingrati …
Dott. Maria Grazia Beltrami
Giudice felino internazionale WCF
Segreteria Libro Origini Associazione Gatti d’Italia
